Il giornale della Toscana Domenica
21 marzo 2004
Il caso di una donna affetta da un’allergia molto rara: «sensibilità chimica multipla».
VITA DA RECLUSA IN CASA: E’ALLERGICA ANCHE AI VESTITI
Chiede assistenza e lancia un appello alle istituzioni pér non perdere il lavoro e rimanere sola
ALESSIO GAGGIOLI
Da due anni la sua vita, di colpo, si è trasformata in un incubo. E il futuro non promette affatto bene. Gli ostacoli aumentano ormai quotidianaménte, piccoli ma significativi. Ostacoli che compromettono sempre di più lavoro, relazioni sociali e tempo libero. E la drammatica testimonianza di una signora di mezza età, Emanuela T., residente a Firenze, sprofondata nel terrore di rimanere sola, angosciata dal quel continuo bruciore alla pelle e agli occhi. Dalle continue e ripetute difficoltà respiratorie, dai collassi e l’irrigidimento muscolare se solo compie gesti più che normali, come vestirsi, scrivere, parlare al cellulare, stare in luoghi pubblici affollati. Non va più al cinema, indossa solo pochi indumenti (quelli usati), cammina per la città con una specie di maschera antigas. Tutto per una terribile allergia «ambientale»
Una donna chiede aiuto. «Da due anni vivo nel terrore, sono intollerante a ogni sostanza chimica»
riconosciuta come sensibilità chimica multipla (Mcs). Una tremenda intolleranza alle sostanze chimiche ubiquitari (carburanti, prodotti per la pulizia di tutti i generi, profumo, fumo di sigaretta o quello di stufe a gas e legna, elettrosmog, vernici, materiali odontoiatrici e tantissime altre sostanze, alcune di queste ancora da scoprire). Il suo vuole essere un appello alle istituzioni locali e nazionali per ottenere il pieno riconoscimento di questa misteriosa allergia e un’adeguata assistenza sociale e sanitaria. Un appello lanciato attraverso una petizione anche dall’associazione «A.m.i.c.a.» che si occupa dell’assistenza dei malati da Mcs. ((Tutto è iniziato nel marzo 2002 - racconta Emanuela -. Il primo sintomo l’ho accusato in ufficio mentre lavoravo. Di colpo ho sentito che le esalazioni di una fotocopiatrice mi davano particolarmente noia. Iniziarono a bruciarmi gli occhi, poi la pelle e subito dopo il collasso. Da quel giorno è iniziato il mio calvario. Emanuela che ha trovato solo li un centro specializzato di Brescia qualche parziale risposta e finalmente la terribile diagnosi, in questi anni ha continuato a girovagar ospedali e ambulatori. Prima del centro di Brescia solo il medico del lavoro - la signora è impiegata in un ufficio di una grande azienda nella zona di Peretola - dopo un visita straordinaria le ha certificato l’esistenza di una patologia. «Non voglio vivere da rinchiusa e mi sento sempre più isolata. Lavorare ora mi è sempre più difficile - spiega Emanuela -, basta che io scriva con una semplice penna per avere problemi a causa dell’odore dell’inchiostro. Un giorno avevano lavato la moquette e subito sono partiti bruciori e una sorta di paralisi a muscoli delle braccia. Non riesco più a mangiare niente che non sia biologico, posso solo indossare vestiti usati, perché quelli nuovi sono trattati. Non so più cosa fare e come me ci sono tante altre persone». Anche a Firenze non ha trovato le risposte, ma Emanuela non vuole fare polemiche e non vuole nemmeno nominare i dottori che l’hanno visitata in questi anni e i centri in cui si è rivolta. ((Ho continuato a lavorare, ma non so per quanto ancora riuscirò a farlo - sottolinea la donna -. Non posso più utilizzar profumi o lacche. A Natale ho preso in ginocchio il mio cuginetto ma il suo profumo mi ha subito mandato in crisi, non riuscivo a sopportano. Ho eliminato tutte le sostanze per pulire casa, posso solo usare il sapone di Marsiglia biologico. Con il mio compagno ho avuto problemi perché fumava.
Non riesco ad andare dal benzinaio e quando lo faccio, prima di partire, devo rimanere ferma almeno mezzora perché la testa mi esplode. Non riesco a leggere da due anni, l’odore dell’inchiostri della carta stampata di manda in catalessi. Fatico a camminare, prima o poi mi arrenderò. Sono dimagrita due mesi di 10 chili. Ho paura di finire isolata e di non potermi più vestire, è già successo in alcun casi. Le uniche cose che ancora posso indossare sono due pala di jeans vecchi, un paio di pantaloni misto lana che riesco a lavare con……(il testo pervenuto terminava così, mancano forse alcune parole).