Martedì 23 marzo 2004

Trentino pagina 42

 

CRONACA DELLA VALSUGANA E PRIMIERO TESINO.

 

La donna è colpita da una rarissima malattia. Il marito e il figli sono stati costretti a cambiare abitazione

Io segregata in casa per un’ allergia»

“Vittima” dei detersivi: nei casi più gravi si rischia di dover vivere nudi

 

Gara di solidalietà per la donna “segregata”

 

Il sostegno del sindaco di Castello. Muraro:intervenga la Provincia

 

Nel Tesino una donna vive segregata a causa di un’allergia

 

di Paolo Sordo

Non può avvicinarsi a nessun prodotto chimico : si lava solo con acqua , il marito e il figlio si sono trasferiti in un altro appartamento. Questa la situazione di una donna del Tesino, E.M. di 58 anni, affetta da “MCS”, una malattia che nei casi più gravi può costingere le vittime a vivere nu­di. E’ stata intervistata telefonicamente perché solo la vicinanza dei vestiti di un estraneo, lavati con detersivo, le procura dei seri problemi. E lei racconta la sua sto­ria di segregata in casa, con contatti sol­tanto con il marito e il figlio.

«La “Mcs”», racconta E.M., è la cosiddetta “Sensibi­lità Chimica Multipla” che comportarta una reazione che coinvolge molti organi. In pra­tica ogni volta che entro in contatto con sostanze chimiche comuni, quali lacche per capelli, disinfettanti, fumo, profumi, esalazioni di mo­quette, prodotti per la pulizia domestica, vernici, insettici­di, sia attraverso la pelle o an­che solo inalandone minime tracce, mi compaiono delle al­lergie in tutto il corpo, ho dif­ficoltà di respirazione, soffro di mal di testa, mi compaiono problemi alla vista».

Che cosa ha causato que­sta malattia?

“Circa otto anni fa ho avu­to problemi alla tiroide. Sono stata seguita dall’ospedale di Castelfranco Veneto dove mi hanno curato con radiazioni di iodio 131. Sono guarita dal­la tiroide, ma mi sono ritrova­ta con questi problemi, inizialmente sporadici, ora mol­to più frequenti».

Quando ha capito di che cosa si trattava?

“Pensavo di essere allergi­ca, ma i test che facevo dava­no esito negativo, poi, casual­mente, ho letto di questa ma­lattia e così ho capito”.

Ma riesce a condurre una vita normale?

“Diciamo che sopravvivo. Ho dovuto trasferirmi in una casa isolata alla periferia del paese perché anche solo la biancheria stesa dei miei vici­ni di casa mi creava proble­mi. Ho ridotto al minimo la vi­ta sociale, praticamente vedo solo mio marito e i miei figli, che si sono adattati in qual­che modo alle mie esigenze. Ho dovuto bonificare la casa togliendo tutti quei mobili trattati con vernici; ho fatto installare un grande purificatore per l’aria ai carboni atti­vi, mi lavo e lavo i piatti e i panni solo usando acqua e poi la cosa che più mi pesa è che da poco mio marito e il fi­glio hanno dovuto spostarsi nel vecchio appartamento -

Cosa le manca di più?

“La vicinanza delle perso­ne più care, la possibilità di muovermi, di fare la spesa. E’ una brutta situazione»

Dove è in cura e cosa dico­no i medici?

“E’ difficile rivolgermi an­che agli ospedali o negli negli ambulatori perché rischio di peggiorare per le sostanze chi­miche presenti in quegli am­bienti. Non sono in cura, ma sono aiutata dall’associazio­ne A.m.i.c.a. di Roma, compo­sta da malati come me».

Ma lei ottiene un’invali­dità dallo Stato?

 “No assolutamente, in Ita­lia questa malattia non è rico­nosciuta, come invece lo è nei paesi tedeschi, in Inghilterra, in Canada e negli Usa. In particolare negli Stati Uniti, do­ve è stato calcolato che il 15 per cento della popolazione è diventato reattivo ai prodotti chimici comuni di largo consumo commerciale: quasi il 3 per cento della popolazione è affetto dalla “Mcs”».

Come viene aiutata e co­me aiuta l’associazione?

“Dobbiamo aiutarci vicen­devolmente. A esempio l’asso­ciazione A.m.i.c.a. - Associa­zione per le malattie da intos­sicazione cronica e/o ambien­talé - che ha sede a Roma ha invitato tutti noi che soffria­mo di questa patologia, alme­no quelli che come me non sono ancora in gravi condizio­ni, di attivarsi al fine di far co­noscere all’opinione pubblica questa malattia. L’obiettivo è di conseguire almeno il rico­noscimento come malattia di origine organica che ci consentirebbe di ottenere un’in­validità e il rimborso delle cu­re. Per questo l’associazione ha già attivato una campagna di sensibilizzazione con la sot­toscrizione di una petizione, raccogliendo circa 20 mila fir­me e l’aiuto del professor Um­berto Tirelli del Centro di on­cologia di Aviano.

I risultati?

«Pochi. Purtroppo le istitu­zioni sono sorde ai nostri ap­pelli: solo con il supporto del­la pubblica opinione potremo metterle davanti alle loro re­sponsabilità”