Il Resto del Carlino numero 1003 pagina IV di Ferrara

14/04/04

 

Sanità

La Sensibilità chimica multipla: una rara sindrome che non fa vivere

«La speranza è che presto la nostra malattia sia ricono­sciuta dallo Stato, come del resto è già avvenuto da 15 anni negli Stati Uniti». Valentina Malaguti, 41 anni, ha scoperto di essere affetta da sensibilità chimica multipla (Mcs) un anno e mezzo fa, dopo un peregrinare infinito per ambulatori. «I medici mi hanno diagnosticato di tut­to — spiega la donna —, senza capire in realtà cosa avessi. Molti pensavano fossi affetta da disturbi psicosomati­ci. Poi mia madre ha visto una trasmissione alla televi­sione in cui parlavano della sensibilità multipla e tutto è diventato più chiaro». Dopo essersi rivolta all’associa­zione nazionale (il cui vice presidente è la ferrarese Donatella Stocchi), Valentina si è recata a Brescia dove è stata sottoposta a visite specialistiche. E l’esito è stato proprio quello che si aspettava: sensibilità chimica mul­tipla. Una rara sindrome (a Ferrara si contano cinque ca-si) per cui l’interessato ha reazioni allergiche ai compo­nenti chimici. Vestiti, alimenti, detergenti, la stessa aria che respirano: tutto può provocare le crisi a chi soffre di Mcs.

«lo non posso più entrare nei locali pubblici - continua Valentina — per via del fumo e dei profumi delle altre persone. Poi posso tenere a contatto con la pelle  - solo indumenti di cotone, mentre la lana e i sintetici mi provo­cano reazioni cutanee. Inoltre sono intollerante a vari ci­bi: latticini, pomodori, alcool, limone e (in forma legge­ra) la farina bianca. La malattia prende vari organi, a seconda del caso. A me assale i polmoni, con forti attac­chi d’asma, e i muscoli. La cosa peggiore, comunque, non sono le intolleranze in sè, quanto il fatto che le crisi sono ogni volta più violente rispetto alle precedenti». Valentina, nonostante la patologia, conduce una vita quasi normale: ha un lavoro da impiegata (anche se le hanno dovuto fornire un ufficio tutto per sè e il Comune si sta interessando alla sua domanda di invalidità per far­le avere un pass di accesso alla Ztl per evitare che cam­mini per strada), due figli (un maschietto di pochi mesi e una ragazzina di 15 anni) e una casa da mandare avanti. Si cura soprattutto con terapie omeopatiche, tanto da es­sere diventata ormai un’esperta. L’omeopata è una scel­ta obbligata: a molti farmaci, infatti, è allergica.

«Vorremmo solo che la nostra malattia fosse riconosciu­ta — conclude Valentina, che insieme ad altre 2Omila persone in Italia ha firmato una petizione popolare —, almeno saremmo tutelati e potremmo beneficiare di qualche esenzione dai ticket. Chiediamo troppo?».

Gilberto Dondi