“Riconoscete la nostra malattia”

 

CESENATICO - La diagnosi: sindrome da Mcs, la stessa che ha colpito molti dei militari impegnati nella prima Guerra del Golfo nel 1991 e successivamente in Bosnia, tra i quali diversi italiani.Il risultato è che per Rocco Panzavolta, 37 anni, assistente tecnico di laboratorio di Cesenatico la vita è davvero cambiata (nella foto Master). La sua intolleranza alla plastica, alle sostanze inquinanti, agli additivi chimici, ai profumi, fino alle fragranze naturali, lo costringe a cercare ambienti per così dire quasi asettici, a modificare stili di vita a vivere all’aperto e soprattutto a modificare la casa dove abita eliminando tutti quegli elementi a cominciare dalla plastica che gli possono nuocere alla salute.Una malattia che ha colpito anche una donna di 50 di Cesena, Patrizia Casalboni, residente a Pievesestina. Anche per la cesenate, lo stesso calvario e le setsse difficoltà, seppur in maniera più lieve: “Posso lavorare pochi mesi all’anno. La vita sociale e professionale è del tutto cambiata. Si vive come dei carcerati e stare lontano da tutto ciò che per gli altri è normale”.Ora, pur tra mille difficoltà dettate principalmente dal come difendersi dalla sindrome da Mcs - acronimo che sta per Multiple Chemical Sensitivyty - Rocco Panzavolta, assieme ad altre persone che presentano gli stessi sintomi, si batte per il riconoscimento anche in Italia di questa malattia così come è stato fatto finora negli Usa, Canada e Germania. Proprio in quest’ultimo Paese lo scorso 30 giugno Rocco Panzavolta, dietro suggerimento del professor Alessandro Cignetti di Roma che l’aveva in cura, si è recato per sottoporsi ai test per verificare l’intolleranza all’amalgama (il composto che si usa per le otturazioni delle carie dei denti) e da sensibilità multichimica (Mcs). Entrambe le sindromi si manifestano con sintomi comuni, cefalee, astenia, disturbi alla focalizzazione visiva, con tanto di problemi alla pelle, agli occhi, alle vie aeree. “Nel mio caso - spiega Patrizia Casalboni - tutto è iniziato venti anni fa. Lavoravo in un’azienda di stampaggio di materiale plastico. Ho iniziato ad accusare dolori acuti alla gola. Da allora c’è stato un continuo peggioramento”.“Accusavo da tempo questi disturbi - racconta il cesenaticense - quanto meno dal 2002. Prima una serie di situazioni stressanti, poi un incidente stradale. Ho voluto approfondire i miei disturbi anche di natura gastrointestinale e di intolleranza a molte sostanze e a Monaco di Baviera è saltato fuori che sono affetto da sindrome da Mcs al primo stadio. Più il tempo passa più aumenta la tachicardia, la spossatezza, l’intolleranza alimentare a certi cibi. La mia vita è davvero cambiata, qualsiasi sostanza per me è inavvicinabile e può rivelarsi tossica”.Rocco ha dovuto interrompre anzitempo il lavoro presso il laboratorio dell’Iti di Savignano a causa dei suoi disturbi. Nel frattempo si è sottoposto ad accertamenti, anche costosi. D’ora in poi qualsiasi sostanza chimica o materiale plastico potranno aggravargli lo stato di salute. Rocco si deve difendere isolandosi da tutta una serie di luoghi e da ambienti chiusi. Per questo ha dovuto rinunciare anche a un lavoro su chiamata alla Coop. Si e messo in contatto con molti dei 150 affetti da Mcs diagnosticati ufficialmente in Italia, per i quali non esistono cure farmacologiche. Ha scritto alla responsabile alla responsabile dell’Istituto superiore di Sanità per le malattie rare, Domenica Taruscio, sottoponendole ricerche, riscontri statistici, analisi su studi condotti per lo più negli Stati Uniti. Altrettanto ha fatto con il ministro alla Salute, Girolamo Sirchia. “E poi ho fatto una lettera alle Istituzioni pubbliche e sanitarie - dichiara Rocco - La mia patologia in Italia non è ancora riconosciuta anche se da tempo nell’ambito della Conferenza Stato-Regioni sono state dettate testualmente le ‘Linee guida per la tutela e la promozione della salute negli ambienti confinati e azioni specifiche per la protezione dei soggetti a rischio’”. Il tutto per la sorveglianza epidemiologica delle malattie correlate all’inquinamento indoor. Rocco Panzavolta nel 1996 era stato tra l’altro due volte in Bosnia, alle prese con azioni umanitarie. Accertata questa sindrome dagli effetti irreversibili, dipesa da fattori genetici come da intolleranza agli agenti chimico-sintetici a Rocco non resta che battersi per conquistarsi un ambiente su misura, ritornare al lavoro e promuovere azioni con l'associazione “Amica”, di cui fa parte anche la cesenate, (www.infoamica.org), e sperare che la sindrome e i disturbi non degenerino in forme ben più gravi e irreparabili per la salute.“Il mio impegno - dice Rocco - è battermi per il riconoscimento anche in Italia della sindrome da Mcs. Chiedere il telelavoro sempre nell’ambito della scuola. Difendermi in casa da ogni fonte chimica”.“Ci sono diverse persone - spiega Patrizia Casalboni - che hanno i nostri stessi sintomi iniziali, ma che non sanno di essere malati. Se non ci sarà un riconoscimento di questa malattia, sarà un problema anche la semplice diagnosi. Per 15 anni, ad esempio, io sono stata trattata come una malata immaginaria. Siamo le prime vittime, in attesa di riconoscimento, di una malattia del terzo millennio: assorbiamo veleni di continuo, il nostro organismo prima o poi cede”.

 

an.lo.