GAZZETTA DI PARMA
28 Agosto 2004
PARMA: DEVE MANGIARE PRODOTTI BIOLOGICI PER VIVERE
Ha 52 anni, soffre di «sensibilità multipla» (Multiple chemical sensitive): intollerante alle sostanze di sintesi a qualsiasi concentrazione
Vivere come in una teca di vetro, per proteggersi dall'intolleranza a sostanze che per altri sono innocue. Privarsi delle cose più semplici, come la gioia di abbracciare una persona cara: un profumo può essere sufficiente a far scatenare una dolorosa reazione. E' difficile da raccontare il calvario di Anna (come la chiameremo: un nome di fantasia, per tutelare la sua privacy), una signora parmense di 52 anni. La vita di Anna è condizionata da una malattia altamente invalidante ma che nel nostro Paese non è ancora riconosciuta: la «sensibilità multipla».
O «Msc», Multiple chemical sensitive, come la definiscono in America dove è già nota al sistema sanitario. Il male oscuro lo definiscono i medici italiani che se ne stanno occupando. Oscuro perché non solo non esiste una terapia ma non è neppure chiaro da cosa esattamente sia causato: si pensa a una intensa esposizione a sostanze tossiche e allergizzanti che poi induce una intolleranza anche a concentrazioni accettabili per le persone cosiddette normali. Potrebbe esserci pure una predisposizione genetica ma è ancora tutta da provare. E poi male oscuro perché chi ne è affetto viene spesso scambiato per pazzo, anche dai suoi stessi familiari. Per fortuna questo non è il caso di Anna, che può contare sull'appoggio della famiglia: il marito, pensionato, e la figlia, una ragazza di 33 anni, forte e determinata. Sono loro che in questi anni hanno aiutato Anna a non arrendersi di fronte al progressivo manifestarsi di sintomi che, ogni volta, venivano diagnosticati in modo diverso. Anna torna indietro con la memoria agli anni tra il 1975 e il 1987, quando lavorava nelle serre. In quel periodo la donna cominciò a soffrire di episodi di perdita di coscienza, mal di testa e diarrea. «E' gastroenterite acuta» diagnosticarono nel 1981 i medici di un ospedale in cui era stata ricoverata. Ma i disturbi non passarono. Così Anna nel 1990 si sottopose a una visita specialistica neurologica. «Cefalea frontale bilaterale» fu questa volta il responso. Che nel 1992 si tramutò in «sospetta epilessia parziale». E le cure, nel frattempo, si rivelavano vane. Anzi, cominciarono a far la comparsa alcuni problemi di cuore, tanto che, dopo aver cambiato un paio di impieghi, Anna nel 1997 cessò del tutto di lavorare. Cominciò a ritirarsi nella sua casa in campagna, rendendosi conto che le bastava entrare in un locale dove era stato passato un disinfettante per star male: dolori di pancia, gonfiori improvvisi, addiritura la comparsa di funghi e macchie sulla pelle. Un incubo che non trovava conferma negli esami clinici. La risposta è arrivata solo il 28 luglio scorso dall'Ospedale civile di Brescia, uno dei pochi centri in Italia in cui si effettuano gli accertamenti per sospetta «Mcs».I test hanno confermato, nero su bianco, quello che ormai Anna e la sua famiglia avevano intuito dopo aver sentito, da un telegiornale nazionale, la storia di una giovane donna trapanese, costretta a lasciare la professione di violinista e a vivere praticamente chiusa in casa. Tramite l'associazione nazionale Amica, Anna si è messa in contatto con un medico dell'ospedale militare di Palermo, Maurizio Marsala, che da un anno gira l'Italia in lungo e in largo, visitando a domicilio le persone affette da sensibilità multipla. Il medico, nei giorni scorsi, stato da Anna, nella casa di campagna dove vive mangiando solo le verdure coltivate biologicamente nell'orto, le uova delle sue galline e il pane fatto in casa. «Lo specialista ci ha consigliato di mettere anche un depuratore per l'acqua» dice Anna. E allunga l'elenco delle già numerose precauzioni che deve prendere per vivere.
(Gazzetta di Parma, 29 agosto 2004)
Emilia Romagna Bio - (N. 82 - Settembre 2004)