IL RACCONTO          “il tempo”

 

sabato 25 settembre 2004

 

LEI c’è riuscita. Si è fatta costruire una stanza-bunker in ospedale ed ha ripreso a vivere. Giovanna Nastasi, è una violinista siciliana di 37 anni ed è la prima malata italiana di Mcs che è riuscita ad ottere dal servizio sanitario il riconoscimento della malattia e una sorta di casa dove essere seguita e curata, costruita apposta per lei all’interno dell’ospedale Vittorio Emanuele II di Castelvetrano in provincia di Trapani.

Improvviso anche per lei l’inizio della malattia. «Stavo facendo delle fotocopie e mi sentii improvvisamente male. Fino a quel momento ero stata una donna attivissima. Sono violinista, facevo concerti, insegnavo musica ai ragazzi, praticavo assiduamente il nuoto, il mio sport preferito, e non trascurato marito e la mia figlia, che adesso ha 12 anni. Ma da quel giorno la mia vita fu letteralmente stravolta. Mi bruciava tutto, avevo sbandamenti e tachicardia. Rimanevo paralizzata, poi ricominciavo a muovermi e avevo forti dolori alle ossa. Nessun medico sapeva dirmi cosa avessi. Non potevo capacitarmi che nel Duemila la scienza non potesse dare una risposta certa ai miei sintomi. Per questo ho raccontato la mia storia ai giornalisti, lanciando un appello ai medici. E la risposta è arrivata».

«Si trattava di Mcs, una sindrome neurotossica, ovvero un insieme di sintomi e disturbi che interessano diversi organi e apparati, dove l’ambiente probabilmente gioca un ruolo fondamentale nell’alterare il funzionamento del sistema immunitario degli ammalati, che sono colpiti nei diversi organi e apparati, soprattutto il sistema nervoso è il più colpito» spiega il dottor Maurizio Marsala.

I medici che ne sanno qualcosa sono pochi. «In Italia siamo solo una decina a occuparcene - continua -. A Roma il primo è stato il professor Nicola Magnavita, titolare dell’istituto di Medicina del lavoro presso l’Università cattolica del Sacro Cuore di Roma. La classe medica deve essere sensibilizzata. Io stesso fino a un anno fa non ne sapevo niente. Fondamentale sarà la data del 15 ottobre con il convegno internazionale voluto dall’Iss (Istituto superiore di sanità) a Roma». Medici che si contano sulle due mani e malati in crescita. «Da Palermo mi sto spostando in tutt’Italia. Ho molti pazienti al nord. Ma anche tra i colleghi: nei prossimi giorni visiterò una collega in Abruzzo».

G. M. C.

 

Il rimedio? Evitare il mondo  “ il tempo”

 

EVITARE tutto e tutti è la parola d’ordine per sopravvivere, ma così che vita è? «Eppure l’"evitamento", una parola che suona davvero strana, è la risorsa principale che consente all’organismo di reagire alle aggressioni esterne. In America questo è possibile grazie a strutture sanitarie blindate dal resto del mondo dove i malati recuperano - spiega il dottor Maurizio Marsala - mentre da noi risulta quasi impossibile per il singolo anche cercare di evitare soglie minime di sostanze chimiche o fonti inquinanti elettromagnetiche, che sono dappertutto». Basta avere dei negozi sottocasa, basta un carrozziere, un fabbro, un meccanico o un falegname che lavorino con vernici e solventi nell’officina in prossimità delle abitazioni di questi malati. O un’antenna per cellulari piazzata nelle vicinanze. «Per stare meglio, invece, serve una casa vicino al mare, lontano da fonti di inquinamento, possibilmente isolata. Ma soprattutto un protocollo diagnostico e opportunità terapeutiche» spiegano dall’associazione Amica, che fa capo ai malati e che ha già raccolto 20 mila firme per sollecitare il Parlamento a quella che potrebbe diventare una nuova emergenza.