sabato 25 settembre 2004 dal quotidiano IL TEMPO
Foto: Cristiana Ferida Coppi con la mascherina
Allergica a tutto, è questo il mio inferno
Così luce elettrica, tv, computer, telefono, elettrodomestici e profumi possono essere letali
Una giovane manager romana racconta come la Sindrome chimica multipla, sconosciuta alla classe medica, le ha sconvolto la vita
di GRAZIA MARIA COLETTI
ROMA — Aveva sempre una valigia in mano, viaggiava in tutto il mondo come general contractor per un’agenzia turistica internazionale. Da un aereo all’altro, da un hotel all’altro, da un capo all’altro del mondo, per scegliere e selezionare gli alberghi e le località più belle dove far passare le vacanze agli italiani ricchi. E, tra un volo e l’altro, sedute dal parrucchiere e dall’estetista, perché l’immagine conta, eccome. Ma un giorno, improvvisamente, la sua vita è cambiata. "Dalle stelle alle stalle - racconta Cristiana Ferida Coppi, romana di 40 anni (nella foto di Umberto Faraglia) - Due anni fa cominciai a sentire un forte disgusto per i profumi. Tutto quello che indossavo mi dava fastidio, non potevo mettere più fondotinta e rossetti. Il mio olfatto diventò sempre più sensibile. Ero improvvisamente diventata un segugio, che tutto fiuta e di tutto prova disgusto. Un disgusto che improvvisamente diventava dolore. Nella testa, nel naso, nella gola. E poi ancora nello stomaco. E alla fine in ogni parte del corpo. Mi sentivo morire. Ma il peggio doveva ancora venire. Da un anno ormai non posso più neanche parlare al telefono, non posso accendere la luce elettrica, devo evitare qualsiasi fonte elettromagnetica, non posso tenere accesi il frigorifero o la lavapiatti, non posso più scrivere al computer. Vivo murata in casa ma anche la casa è un killer. I collanti dei mobili, le vernici delle pareti o dei legni delle porte, persino l’inchiostro su un quaderno o un vicino che stende i panni o il portiere che pulisce le scale coi detersivi, possono provocarmi gravi reazioni. Ero diventata allergica a tutto". Cosa è successo? Una malattia, che non solo non è riconosciuta in Italia, ma è persino sconosciuta alla maggioranza della classe medica di casa nostra, ha ridotto Cristina così. Questa malattia, studiata in America già da una trentina d’anni e inserita fra le sette patologie più gravi solo dai tempi della Guerra del Golfo, perché la maggior parte dei reduci ne sono stati colpiti, si chiama Mcs, una sigla inglese che sta per Sindrome chimica multipla e che viene considerata una specie di aids chimico. I suoi sintomi, raccontati in modo grossolano, potrebbero istintivamente far pensare a un’allergia allargata al mondo. E, in effetti, è proprio così, perché coloro che ne soffrono devono vivere isolati, evitando contatti con l’esterno ma anche con le persone, perché la scia di un profumo ma anche di uno shampoo o di un bagnoschiuma, qualsiasi odore ci si porti addosso derivato da un prodotto chimico, può spedirle all’altro mondo, o comunque aggravare la patologia. "Adesso devo vivere come una segregata, la mia vita è diventata improvvisamente un incubo - continua - Fino a dodici mesi fa ero un’attivissima e stimata professionista sempre in giro per il mondo come contrattista per un’azienda turistica conosciuta a livello internazionale. Mi vestivo in modo elegante, trucco e profumi erano il mio biglietto da visita, prima ancora delle due lingue, inglese e francese, che conosco e parlo come l’italiano. Avevo un fidanzato e una casa di proprietà a Ostia dove vivevo di passaggio tra un viaggio di lavoro e l’altro, in compagnia dei miei adorati gatti. Ho parlato al passato perché in effetti è come se la malattia mi avesse tolto tutto. Anche se il mio ragazzo mi sta ancora vicino, vederci è diventato sempre più difficile. Ogni volta che torna dal lavoro dovrebbe fare un giro completo in lavatrice con il bicarbonato, l’unico detergente che tollero, prima di incontrarmi. Non posso più vivere dentro la mia casa perché hanno piazzato un ripetitore di telefonia cellulare a 150 metri e l’elettromagnetismo è una delle concause più importanti. Mi sono momentaneamente trasferita a casa di mia madre, ma anche lì non va molto meglio. Ho tolto la moquette ma i collanti hanno impregnato il pavimento costringendomi a dormire in cucina, dopo aver disattivato gli elettrodomestici. Non posso accendere la luce, di notte l’unica luce è quella delle candele. Mia madre non ce la fa più ad andare avanti così. Qualcuno deve dirmi dopo posso andare a vivere". Due anni fa i primi sintomi. "Dall’iniziale fastidio causatomi dai profumi è andata sempre peggio. Continuavo a viaggiare per lavoro, ma con la bombola d’ossigeno portatile. In ufficio stavo malissimo, la testa mi scoppiava, naso, gola e tutti gli organi interni bruciavano come se mi avessero messo dentro un tizzone ardente. Da gennaio di quest’anno non sono stata più in grado di svolgere la mia attività. Ho consumato tutti e sei i mesi di malattia previsti dal contratto di lavoro. E adesso stanno per volgere al termine i quattro di aspettativa, il tempo massimo previsto nell’anno solare. Ma conto molto sull’azienda per la quale lavoro da 21 anni". La diagnosi arriva per caso guardando la tv, grazie alla testimonianza di Giovanna Nastasi, la violinista trentasettenne siciliana, prima, e finora unica malata di Mcs, in Italia, ad essere riuscita a ottenere una stanza-bunker dove essere curata, costruita apposta per lei dalla Asl in un ospedale della provincia di Trapani. "I medici non capivano cosa avessi - continua Cristiana -. I miei familiari mi prendevano per pazza. Sono stata in ospedale, mi hanno rigirata come un pedalino, ma senza capirci nulla. Uno spiraglio di luce l’ho avuto quando ho sentito parlare in televisione Giovanna Nastasi, solo allora ho capito. L’ho contattata. È stata lei a indicarmi i medici giusti, i pochissimi che in Italia sono in grado di diagnosticare la patologia e seguirla. Grazie al medico palermitano Maurizio Marsala finalmente anch’io avevo una diagnosi". Malattia e croce addosso. "Questi malati soffrono due volte - spiega Marsala, 49 anni, palermitano, specialista in medicina del lavoro, neurologo ed esperto in omotossicologia, nonché caposervizio di medicina ed igiene del lavoro dell’ospedale militare di Palermo -. Vengono scambiati per pazienti psichiatrici o, nella migliore delle ipotesi, per disadattati o isterici. Ma la verità è che alla fine i problemi psicologici arrivano come reazione alle gravi limitazioni e al tipo di vita che questi pazienti devono condurre".