IL TEMPO

lunedì 27 settembre 2004

di GRAZIA MARIA COLETTI

 

PER gli allergici a tutto solo una manciata di medici.

 

Rischiano la vita stando vicino a una televisione accesa, non possono parlare al telefono, non tollerano la luce elettrica, né i profumi e li fa stare malissimo anche una sostanza chimica quasi impercettibile ma la maggior parte della classe medica di casa nostra non sa dare una spiegazione ai loro sintomi, né un nome alla loro malattia, semplicemente perché non la conoscono.

Mentre in America, in Germania o in Canada i pazienti sono seguiti in speciali cliniche-bunker che li isolano dal resto del mondo, da noi ci sono solo una decina di dottori che sanno cos’è l’Mcs, la sindrome da sensibilità chimica multipla, una sorta di aids chimico, quasi sconosciuta alla classe medica e non riconosciuta nel nostro paese. E così questi medici diventano itineranti.

«Il fatto che in Italia non abbia ancora un nome e un protocollo terapeutico, non vuol dire che non esista la malattia e i malati - spiega il dottor Maurizio Trapani, che da Palermo si sposta per seguire due pazienti a Roma e Nettuno, e altri al Centro e al Nord -. Questi malati esistono, eccome. Ma la quasi totalità non sa ancora cos’ha e peregrina da uno specialista all’altro in cerca di una diagnosi, senza venire a capo di nulla».

«Grazie al preziosissimo aiuto dei media, speriamo di raggiungere i malati che da anni viaggiano in cerca di una corretta diagnosi - spiega la vicepresidente dell’Associazione Amica, Donatella Stocchi -. Ma contiamo anche di sensibilizzare politici, legislatori e amministratori sanitari, che nonostante le nostre continue richieste di presa in carico di questa sindrome, non hanno ancora riconosciuto la Mcs, lasciando le persone colpite in una totale mancanza di assistenza socio-sanitaria».

(Ulteriori informazioni sui siti www.infoamica.org oppure www.mcs.org).