CORRIERE ROMAGNA CRONACA CESENA PAG 16
13 OTTOBRE 2004
Sos per la MCS (sensibilità chimica multipla), che potrebbe minacciare tanti coltivatori locali
Guerra contro “l’allergia al mondo”
Nel Cesenate almeno due persone colpite dalla terribile “Sindrome del Golfo”
Malattia non riconosciuta: politici e Ausl si mobilitano
CESENA
- Si chiama Mcs, sigla inglese traducibile con l’espressione “sensibilità
multipla chimica”. E’ più nota come “sindrome del Golfo”, perché esplose
colpendo diversi militare durante la prima guerra in Iraq, nel ’91. E’ una
patologia cronica, progressiva e terribilmente invalidante, che a livello
locale ha già colpito almeno due persone: il 37enne Rocco Panzavolta (nella
foto), di Cesenatico, e la cesenate Patrizia Casalboni, 50 anni. Chi ne è
affetto perde la tolleranza verso quasi tutto quello che gli sta intorno:
dall’aria all’acqua, dai vestiti al cibo, dalle medicine ai semplici profumi. E
finisce quindi per vivere segregato in casa. Eppure, ancora, questa malattia
non è ufficialmente riconosciuta In Italia, a differenza di quanto avviene in
Germania e in Nord America. Una lacuna che ritarda la diagnosi e rende
difficilissima l’assistenza sanitaria.Proprio per combattere contro questa
assurdità il capogruppo dei Verdi, Davide Fabbri, ha annunciato che presenterà
in Consiglio comunale una mozione con cui si chiede di riconoscere la Mcs.
All’iniziativa si sono poi uniti i Ds, con un analogo documento, che però
sposta la questione sul piano regionale e nazionale. Fabbri, invece, sollecita
un impegno prima di tutto a livello locale, a partire dalla necessità di
attrezzarsi per fornire un’assistenza sanitaria specialistica, quanto mai
necessaria ma complessa. D’altronde l’Ausl di Cesena si è già attivata per non
farsi cogliere impreparata di fronte a quel grande mistero che resta la Mcs: ha
istituito un gruppo di lavoro ad hoc. Un’ulteriore spinta dall’Assise sarebbe
preziosa ed è auspicabile che le posizioni dei Verdi e della Quercia convergano
in un unico ordine del giorno.La “sindrome del Golfo” è rara, ma c’è chi
sospetta che ci siano già tanti casi non diagnosticati. Inoltre, la
sensibilizzazione che fa
diventare “allergici al mondo”, per usare le parole di un’ammalata, sembra legata non solo ad un’esposizione violenta e massiccia ad agenti chimici (come quelli sprigionati dalle esplosioni durante i conflitti), ma anche da un contatto prolungato e a piccole dosi. In questa seconda categoria potrebbe essere fatta rientrare la storia di Patrizia Casalboni, che 20 anni fa lavorava in un’azienda di stampaggio di materiale plastico e iniziò ad avvertire dolori, che peggiorarono progressivamente. E in futuro potrebbero emergere problemi tra gli agricoltori a lungo a contatto con i pesticidi, che nel territorio cesenate sono davvero tanti e lamentano già disturbi respiratori più frequenti della norma. Alla tipologia più brusca potrebbe invece ricondursi il dramma di Rocco Panzavolta: nel ’96 è andato due volte, per scopi umanitari, nella ex Jugoslavia sconvolta dalle azioni belliche e lì potrebbe essere iniziato il suo calvario.
Gian Paolo Castagnoli