Allergici a tutto, migliaia di e-mail di aiuto
sabato 16 ottobre 2004
A Roma il convegno sull’Mcs. La direttrice Taruscio: non si può più far finta di niente
I malati bussano alla porta del Centro nazionale malattie rare dell’Iss: vogliamo una diagnosi
di GRAZIA MARIA COLETTI
SONO arrivati con le mascherine e le bombole d’ossigeno. Ma la maggior parte degli allergici a tutto è rimasta chiusa in casa, nelle stanze trasformate in bunker.
Per parlare di Mcs, la sindrome da Sensibilità chimica multipla, che colpisce molti organi e rende intolleranti anche a una soglia minima di sostanza chimica contenuta negli alimenti, nell’aria, nei farmaci e in qualsiasi cosa ci circondi, rendendo la vita impossibile e mettendola in pericolo, ieri a Roma, all’Istituto di sanità pubblica (Iss), si sono riuniti operatori di sanità pubblica nazionale e regionale e quei pochi medici che in Italia conoscono la malattia che, invece, in America, Canada e Germania ha protocolli diagnostici e di cura. «I pazienti accusano di non essere diagnosticati in tempo» spiega la dottoressa Domenica Taruscio, responsabile del Centro nazionale malattie rare dell’Iss. A lei sono giunte migliaia di richieste d’aiuto sul sito www.cnmr.iss.it «Sono stata subissata dalle e-mail dei malati che chiedono il riconoscimento dell’Mcs, che in Italia è sconosciuta - continua la Taruscio - Non si può più fare finta di niente. Attiverò questo tavolo di confronto e di studio perché con criteri scientifici si arrivi a stilare un protollo di diagnosi e cura».
I casi accertati sono solo la punta dell’iceberg. Ma sono già centinaia quelli all’esame dell’Istituto superiore. «Di numeri, però, non si può ancora parlare - continua la Taruscio - Anche perché da noi la maggioranza della classe medica non conosce la malattia e quei pochi medici che ne sanno di più seguono al massimo una trentina di pazienti ciascuno, itinerando per l’Italia. Tutti gli altri malati non entrano nelle stime, ma esistono».
Al primo convegno internazionale sull’Mcs, che viene definito una sorta di Aids chimico, che scardina il sistema immunitario e apre la porta a una catena di malattie, e che potrebbe diventare un’emergenza quando arriveranno le diagnosi, c’erano anche le associazioni dei malati e quei pochi medici che fanno la spola da un capo all’altro dell’Italia: il palermitano Maurizio Marsala, Lorenzo Alessio dell’Università di Brescia e un altro bresciano, Roberto Lucchini, Paolo Carrer, medico del lavoro milanese. Per l’Iss, Ludovica Malaguti, Elvira Agazio e Paolo Salerno. Il punto di vista delle ragioni è stato rappresentato da Favero, Giorni e Rozzi, mentre per quello del ministero della Salute c’erano Arcà e Congiu. E poi il prof. Ottaviano Tapparo, ricercatore di immunotossicologia a Monaco. La voce più significativa dei pazienti è stata quella della dottoressa Antonella D’Autilio, abruzzese, medico quarantenne presso il policlinico di Chieti e madre di due figli piccoli cha ha raccontato il suo calvario.(Foto Roberto Tedeschi)