Il Manifesto
Società (taglio basso) pag. 7
24 dicembre 2004
Salute, gli invisibili della Mcs
La lotta dei malati di Sindrome chimica multipla. 4 mila senza diritti
LAURA GENGA
Si definiscono «allergici a tutto». In realtà sono malati di Sensibilità chimica multipla (Mcs), una sindrome di «intolleranza ambientale» che si manifesta e progredisce stando a contatto con qualsiasi sostanza chimica. In Italia si stima siano almeno quattro mila le persone colpite da questa grave patologia, che man mano che va avanti nel suo decorso danneggia gli organi, compromettendene in modo irreversibile la funzionalità. Il Sistema sanitario nazionale non riconosce Mcs come malattia e di conseguenza non eroga alcun tipo di assistenza a chi ne è colpito. Per questo i malati, che per reclamare i loro diritti hanno fondato l'associazione «Amica», da tempo portano in giro per tutta l'Italia una campagna di sensibilizzazione chiedendo che la Sensibilità chimica multipla venga riconosciuta da ministero della Salute, Regioni, Conferenza Stato-Regioni e dalla Commissione nazionale per la definizione dei livelli essenziali di assistenza, e che sia così assicurata loro l'esenzione dal pagamento dei ticket diagnostico-terapeutici.
Dopo Roma e Taranto, ieri è stata la volta di Bologna, dove è stata presentata la campagna-denuncia. «La Sindrome chimica multipla - ha spiegato Rocco Panzavolta, malato nonché coordinatore della campagna - è una malattia davvero grave: profumi, deodoranti, vernici, detergenti e prodotti di derivazione petrolchimica, ma anche resine e alimenti, scatenano nei malati collassi, perdita di peso, stanchezza cronica, asma, immunodeficienza, dermatiti e sanguinamento della gola. Non solo. Con il progredire della sindrome, che avviene per nuove esposizioni alle sostanze a cui si è sensibilizzati, si sviluppano anche tumori, sclerosi multipla, porfiria e disfunzioni organiche». Al momento non esistono cure per guarire dall'Mcs, le uniche terapie efficaci puntano sulla prevenzione, sulla diagnosi precoce e sull'evitamento delle sostanze pericolose. «Per mancanza d'informazione, però - denuncia Panzavolta - le persone affette da Mcs scoprono l'esistenza della malattia casualmente, dopo anni di cure inadatte e quando la condizione è divenuta grave ed irreversibile».
A questo punto i malati sono costretti a lasciare il lavoro e per loro diventa impossibile anche rivolgersi a un ospedale: la mancanza di ambienti e attrezzature sanitarie adeguate, come quella di informazione del personale medico, infatti, li mette in pericolo di vita. Allora l'unico modo che hanno per sopravvivere è quello di bonificare le proprie case e rinchiudersi dentro. «Noi malati, anche i gravissimi - prosegue il presidente dell'associazione - abbiamo persino difficoltà ad ottenere l'invalidità sempre perché la malattia non è riconosciuta dal ministero della Salute».
Ma come ci si
ammala? Il dottor Cipolla, uno dei medici italiani che diagnostica l'Mcs presso
l'ambulatorio di allergo-tossicologia del Sant'Orsola Malpighi di Bologna,
spiega che la sindrome si scatena quando il paziente «ha avuto un contatto
massiccio con sostanze chimiche, vuoi per una esposizione a dosi alte, vuoi per
un contatto a basse dosi, ma per un periodo prolungato di tempo». Oltre al
riconoscimento della malattia, Amica chiede che sia riconosciuto lo status di
invalidità ai malati e che sia costruito un centro nazionale per la cura e la
disintossicazione.
Alla campagna hanno già aderito 20mila cittadini, 15 comuni, una provincia, una regione, circa 25 parlamentari, il gruppo Abele di don Ciotti e l'associazione Papa Giovanni XXIII.
URANIO
«Balcani, 99 casi di tumore»
Sono 99 i casi
di tumore maligno riscontrati in circa 60 mila soggetti del personale civile e
militare della Difesa impiegato in Bosnia e in Kosovo in missioni umanitarie e
di pacekeeping. Tra questi, tre sono i casi di leucemia, sedici quelli di
linfoma di Hodgkin, 13 i linfomi non Hodgkin e 67 tutte le altre neoplasie
diagnosticate. Lo dice la relazione quadrimestrale di una campagna di
monitoraggio delle condizioni sanitarie dei cittadini italiani che hanno
operato e operano in missioni internazionali nei Balcani condotta da esperti
del ministero della Salute e della Difesa.