IL TEMPO

mercoledì 29 dicembre 2004

 

QUANDO L’ANTENNA TI SFRATTA DA CASA

 

 

di GRAZIA MARIA COLETTI

 

È proprietaria di una casa, ha finito di pagare il mutuo, ma non può più abitare nel suo appartamento per colpa di un’antenna cellulare, piazzata da una compagnia di telefonia mobile, a cento metri dalla sua abitazione, che peggiora la gravissima malattia che l’ha colpita.

Piove sul bagnato per la quarantenne di Ostia allergica a tutto, Cristiana Ferida Coppi, colpita un anno fa da Sensibilità chimica multipla (Mcs), una sindrome degenerativa, che la costringe a vivere come un’isolata, lontana da tutto e da tutti, e che l’ha resa ipersensibile ad ogni minima emissione elettromagnetica, normalmente tollerata.

«Cristiana, non può nemmeno parlare al telefono, stare in una stanza con la luce accesa o vicino ad un elettrodomestico, figuriamoci se può vivere con un’antenna di ripetitore cellulare a pochi metri da casa» racconta la madre settantenne, che non sa come aiutare la figlia.

Dopo aver lasciato la sua casa in via del Mar Rosso, la giovane, che fino un anno fa era una brillante manager in una società turistica internazionale, ha provato ad abitare con la madre. Ma il suo appartamento non è adatto alla ragazza, perché in prossimità di fonti inquinanti, che mettono a repentaglio la sua vita. «Prima viaggiavo in tutto il mondo, adesso sono solo una donna in fuga» racconta con la mascherina addosso e la bombola d’ossigeno a portata di mano. E in fuga Cristiana lo è davvero. «È duro dover lasciare la propria casa, solo perché qualcuno ti rende impossibile viverci» dice la ragazza che non sa più dove andare. «Ho provato anche a cercare un’abitazione in affitto ma senza risultato perché non erano appartamenti adatti alla mia patologia: anche una vernice data di fresco, mobili o infissi nuovi possono essermi nocivi».

Adesso Cristiana bussa alla porta del Municipio XIII. «Chiederò al presidente Davide Bordoni di aiutarmi, di spegnere il ripetitore cellulare che mi impedisce di abitare a casa mia - dice -. Comprendo il dramma di chi non ha un’abitazione, ma altrettanto grande è quello di chi ha pagato fino all’ultima lira per averne una e non può più starci per colpa di altri».